martedì 5 giugno 2012
Intervista a Emanuele Bevilacqua: il linguaggio giusto per i nuovi media.
Emanuele Bevilacqua ha una straordinaria carriera tra editoria e scrittura. In Benetton ha contribuito al lancio di Colors, per il gruppo Espresso a quello del National Geographic e di Limes.
È stato fra i protagonisti della fortunata stagione degli allegati ai quotidiani (era a Repubblica nella primissima stagione dei successi dei dischi e film allegati al giornale).
Insieme a Cesari e Repetti ha contribuito allo start up di Stile Libero, la fortunata collana di Einaudi e poi da amministratore delegato ha curato il settimanale Internazionale. È stato per 4 anni direttore generale del Palazzo delle Esposizioni e delle Sccuderie del Quirinale. Appassionato di letteratura americana, ha scritto numerosi libri sull'argomento, da qualche anno affianca al lavoro l'insegnamento universitario.
Comincerei con il chiederti, come hai fatto a conciliare interessi così diversi?
Ma in fondo ho fatto sempre lo stesso lavoro, seguire una curiosità, una passione e capire come trasformarla in un prodotto culturale che il pubblico ha voglia di comprare.
Hai contribuito al lancio di molti periodici di successo. Che competenze occorre avere per immaginare, realizzare e lanciare sul mercato un prodotto editoriale?
Le stesse che servono a un buon genitore, un po' di fantasia, organizzazione e saper fare due conti per non trovarsi senza quattrini per andare avanti.
L'editoria è in crisi, a che cosa è dovuto?
Le motivazioni sono diverse. Intanto, questo si dice poco, è in crisi nei mercati maturi, non certo in Cina, in Brasile, in India e nei paesi in via di sviluppo.
In occidente la crisi economica ha un po' rotto le uova nel paniere agli editori che speravano di avere il tempo per veder crescere il mercato digitale. Invece le vendite e la pubblicità sono calate prima che crescesse il mercato del web e del digitale.
Ma questo sta stimolando noi editori a fare meglio e tornare a essere creativi con poca spesa, dopo tanti anni di "vacche grasse". Ora chi ha le idee e la qualità per realizzarle ce la farà. Gli altri lasceranno spazio ai giovani digitali che avanzano ovunque nel mondo.
Secondo te è giusto affermare che ormai bisogna lavorare per specializzazione di argomento e per nicchie di interesse?
Per l'informazione e l'editoria gli spazi sono sempre più ampi. La gente ha fame di sapere e ora con le tecnologie ha più facilità a trovare quello che vuole. il pubblico è più trasversale e non direi che chiede specializzazione e nicchie. Direi che come sempre ha bisogno di accuratezza e tempestività. Oggi il linguaggio deve cambiare, non si possono scrivere articoli che durano come Via col Vento. Il lettore stramazza al suolo sconfitto e si legge un tweet mentre si riprende.
Pensando alle figure professionali legate a questo settore, quali ritieni essere le professioni da formare nei prossimi anni?
Servono tutte come sempre. L'importante è esser bravi: redattori, photo editor, grafici, illustratori, addetti alla produzione, product manager. A questi si devono aggiungere figure nuove, come i web editor. Oggi chi fa quel mestiere è ancora troppo ingegnere e poco sensibile ai contenuti. La sfida da vincere è questa per il momento. Solo così si potrà affinare il linguaggio giusto per i nuovi media.
www.emanuelebevilacqua.com
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