Una rivista, soprattutto se parliamo di cartaceo, è un prodotto in equilibrio tra il testo e l'immagine. Se possiamo considerare la linea editoriale come una sorta di punto di vista concettuale rispetto al tema trattato (che può essere arte, design, architettura o altro...), l'identità del giornale si esprime per mezzo del taglio grafico.
Quella dell'art director è una professione che, partendo dall'individuare la veste del prodotto editoriale, ne cura lo sviluppo fino al minimo dettaglio. Lay out grafico, impaginazione, effetti grafici e di riempimento, tipo di immagini, fotografie, un lavoro di sensibilità che gioca sulle tante varianti che una traccia può contenere.
Così, soprattutto oggi che la nostra cultura sembra del tutto dominata dal mondo dell'immagine, la riconoscibilità di un magazine è diventata fondamentale. Si pensi, ad esempio, all'importanza delle copertine e a come, spesso, a questo elemento sia affidata la prima e immediata comunicazione con il compratore/consumatore (in uno scaffale di libreria così come in edicola). Riccardo Falcinelli, tra i relatori di The Next Stop ha scritto un bellissimo libro, Guardare, Pensare, Progettare, come piccola guida alla maggiore consapevolezza nel graphic design, che stabilisce dei legami con il mondo delle neuroscienze. La grafica non è solo estetica, è ricerca, tocca in modo molto forte il mondo della comunicazione e dell'arte. Si pensi che Paul Klee, grande artista svizzero, già nel periodo delle prime avanguardie del Novecento aveva dato alle stampe un libro sulla teoria della percezione, Teoria della forma e della figurazione. Un campo di studi davvero vasto per chi volesse approfondire e, oggi, ancora più attuale.

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