martedì 12 giugno 2012

Il timone di un giornale


Il mondo del publishing si misura con fattori spesso di difficile lettura. Punto primo, l'avanzata del mondo social sul web ha fatto sì che anche il cartaceo abbia risentito di una concorrenza fatta di quantità enormi di informazioni. Punto secondo, coordinare una produzione su carta, sia esso un tabloid o altro, è ancora oggi un'impresa sofisticata. L'editoria tradizionale non consente errori, proprio perché la stampa non ha le modalità di correzione e aggiornamento veloce del mondo internet. Ecco, dunque che, una volta individuato un coerente filo conduttore, una linea editoriale e di contenuto, si procede con la selezione degli articoli. In termini tecnici, laddove ancora esistano le riunioni di redazione, si lavora per produrre un timone (un sommario del numero). Attenzione: raramente i testi sono individuati per pura passione e interesse dei membri della redazione. Il più delle volte, si condivide un'idea rispetto al taglio editoriale del giornale (il linguaggio che ha deciso di usare e gli argomenti e rubriche che costituiscono la struttura), e rispetto a quel che succede nel contesto della cultura (o attualità) contemporanea. Poi, c'è il caporedattore, una sorta di coordinatore che gestisce il timone come fosse un vero e proprio workplan, con una tabella di obiettivi (tipo di articolo), risorse (redattori e giornalisti), scadenze (tempi di consegna del pezzo). Una volta creato il pezzo, tutto torna al caporedattore che, svolte le mansioni di controllo sulla forma, procede a impacchettare il numero. È chiaro che ogni settore ha il suo grado di competenze. Che ne è delle immagini? Chi le sceglie? Come vengono, poi, montate?


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