Il mondo del publishing si misura
con fattori spesso di difficile lettura. Punto primo, l'avanzata del mondo
social sul web ha fatto sì che anche il cartaceo abbia risentito di una
concorrenza fatta di quantità enormi di informazioni. Punto secondo, coordinare
una produzione su carta, sia esso un tabloid o altro, è ancora oggi un'impresa
sofisticata. L'editoria tradizionale non consente errori, proprio perché la
stampa non ha le modalità di correzione e aggiornamento veloce del mondo
internet. Ecco, dunque che, una volta individuato un coerente filo conduttore,
una linea editoriale e di contenuto, si procede con la selezione degli
articoli. In termini tecnici, laddove ancora esistano le riunioni di redazione,
si lavora per produrre un timone (un sommario del numero). Attenzione:
raramente i testi sono individuati per pura passione e interesse dei membri
della redazione. Il più delle volte, si condivide un'idea rispetto al taglio
editoriale del giornale (il linguaggio che ha deciso di usare e gli argomenti e
rubriche che costituiscono la struttura), e rispetto a quel che succede nel
contesto della cultura (o attualità) contemporanea. Poi, c'è il caporedattore, una
sorta di coordinatore che gestisce il timone come fosse un vero e proprio
workplan, con una tabella di obiettivi (tipo di articolo), risorse (redattori e
giornalisti), scadenze (tempi di consegna del pezzo). Una volta creato il
pezzo, tutto torna al caporedattore che, svolte le mansioni di controllo sulla
forma, procede a impacchettare il numero. È chiaro che ogni settore ha il suo
grado di competenze. Che ne è delle immagini? Chi le sceglie? Come vengono,
poi, montate?

Nessun commento:
Posta un commento